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L’agroalimentare sostenibile sbanca New York

Data di aggiornamento: 01-09-2010
Al taglio di un nastro fatto di pasta (tricolore da un lato e a stelle e strisce dall'altro), con cui si è aperta ufficialmente la stagione americana di “Eataly”, megastore del cibo italiano che vende prodotti enogastronomici di qualità e ne propone la degustazione in ristoranti sul posto.

“You are what you eat”, tu sei ciò che mangi, diventa “You are what you Eataly”. Accompagnato da un monito: “Prima regola: qui dentro il cliente non ha sempre ragione”. Come dire: newyorchesi, siamo venuti a salvarvi dalle vostre peggiori abitudini. Guerra al junk-food, ma anche al Big Agro-Business, al Franken-food degli Ogm, al complesso agro-industriale più potente e più tossico del pianeta.

“In fatto di mala-alimentazione - dice Carlo Petrini, fondatore di Slow Food - gli americani hanno toccato il fondo, però adesso stanno rimbalzando in un modo prodigioso. Slow Food ha 40.000 soci negli Stati Uniti, presto 10.000 agricoltori daranno vita al movimento Terra Madre. Dalle campagne di Michelle Obama per gli orti scolastici, all'istituto di sanità che punta sulla dieta mediterranea contro l'obesità, è in atto una fantastica rivolta contro il degrado, una vera rivoluzione culturale”. Perché una delle sfide di Eataly è “ridurre del 50% l'uso dello zucchero e del 50% l'uso del sale in quasi tutti gli alimenti”.

Perciò Eataly nella versione newyorchese è anche un ponte verso la Green Economy di Barack Obama e il vasto movimento dell'agricoltura “organica”. Come spiega Oscar Farinetti, il “mago” che ha ideato Eataly: “Dall'Italia portiamo l'eccellenza che merita di traversare l'Atlantico, per il resto valorizziamo la produzione locale che lo merita: dall'ortofrutta alla carne al pesce”.

Tutti prodotti selezionatissimi, da piccole coltivazioni biologiche, o dal commercio equo  e solidale come il caffè del Guatemala. “E le uova devono essere di galline felici”, niente campi di concentramento e tortura per animali. “Questa è un'operazione politica intelligente - commenta Petrini - perché New York ha una middle class democratica che simpatizza col movimento dei Farmers' Markets. Dietro questa iniziativa c'è una visione olistica, che vuol intervenire insieme sull'agrobusiness, sulla salute del cittadino, sulla difesa dell'ambiente”.

A Torino Eataly fa 2,5 milioni di visitatori all'anno. Ma a New York – che ha due volte gli abitanti di tutto il Piemonte (8,4 milioni) - Eataly punta a “sbancare” la Grande Mela, con 6 milioni di ingressi previsti all'anno.

Fonte: La Repubblica