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Spese torinesi: famiglie più attente, carrello più leggero

Data di aggiornamento: 13-10-2010

Presentata oggi alla Camera di commercio di Torino la tredicesima edizione dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, indagine annuale condotta in collaborazione con Ascom e Confesercenti Torino. Lo studio monitora la struttura e i livelli della spesa sostenuta dai nuclei familiari in base alle loro caratteristiche, individuando abitudini di acquisto e preferenze dei consumatori. L’indagine coinvolge ogni anno un campione di 240 famiglie torinesi ed è curata dal professor Luigi Bollani, docente di statistica presso l’Università degli Studi di Torino.
Come ha sottolineato Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino in conferenza stampa: “L’indagine conferma con i dati quanto è diffuso nella percezione generale: le famiglie diventano più selettive nel concentrare i propri acquisti verso i beni primari e quelli non rinviabili: le spese per l’abitazione, ad esempio, risultano poco comprimibili e pesano da sole per oltre il 40%. In generale oltre il 75% delle famiglie lamenta una diminuita capacità di spesa che le ha portate a significative rinunce ”.

I principali risultati
Anno 2009 Nel 2009, dopo anni di aumento progressivo dei consumi, la crisi economica influenza decisamente la spesa media mensile, che passa da 2.586 euro del 2008 a 2.493 euro nel 2009, con una contrazione media del 3,6%. La contrazione è dovuta al comparto non alimentare; quello alimentare invece aumenta del 9% (+26 euro medi mensili rispetto al 2008). Tra i generi non alimentari aumentano i combustibili e l’energia domestica (+12%). Diminuiscono invece le spese per mobili, arredamenti, apparecchiature per la casa (-20%) e per istruzione (-33%). Nonostante la crisi tengono le spese per ricreazioni e spettacoli, relative al tempo libero in città (+2%).
Primo semestre 2010 Il campione registra un’ulteriore riduzione della spesa mensile vicina al 10%. I comparti che hanno patito di più sono stati quello dei trasporti e comunicazioni (-20%) e quello dell’istruzione (-33%). I generi alimentari diminuiscono meno rispetto alla media (-8%), una tendenza contraria rispetto all’aumento avuto tra il 2008 e il 2009.
Provando per la prima volta a delineare uno scenario plausibile, che preveda per l’intero anno 2010 una proiezione dei dati del primo semestre, si ottiene che, senza miglioramenti nella seconda metà dell’anno, la spesa per i consumi del 2010 si collocherebbe a livelli non lontani da quelli del 2005.

Analisi per comparti di consumo
La spesa per l’intero aggregato non alimentare è passata da 2.290 euro nel 2008 a 2.169 euro nel 2009, con un decremento del 5% (-120 euro). Nel primo semestre 2010 il decremento percentuale è risultato circa doppio, nell’ordine del 10%. La quota maggiore di spesa nel 2009 riguarda l’abitazione (28%), a cui si possono idealmente aggiungere le spese collegate alle utenze domestiche e quelle per l’arredamento: si giunge così al 42% della spesa complessiva. Una quota in aumento nel 2010.
L’alimentare nel periodo tra il 2008 e il 2009 ha avuto un comportamento in controtendenza rispetto alla media delle spese: è, infatti, aumentato del 9% passando da 297 euro nel 2008 a 323 euro nel 2009. Nel primo semestre 2010 si evidenzia un ritorno verso la situazione del 2008, con un decremento rispetto al primo semestre 2009 dell’ordine dell’8%. Le quote maggiori sono, come nel 2009, destinate a carni e salumi (24%) e pane e cereali (16%). La quota per dolci e drogheria (12%), oggetto di aumento proporzionalmente rilevante tra il 2008 e il 2009, subisce invece una riduzione nei primi mesi del 2010.

Un anno e mezzo di crisi
Una visualizzazione innovativa può descrivere come è variata la spesa nel periodo di crisi (ultimo anno e mezzo). Sull’asse orizzontale si mostrano le variazioni intercorse tra 2008 e 2009, su quello verticale quelle tra il primo semestre 2009 e il primo semestre 2010. Al centro del grafico le linee blu indicano i valori medi. In questo modo si individuano quattro riquadri (miglioramento, crescita, contrazione, peggioramento), dove vanno a collocarsi i diversi acquisti, ciascuno per il peso percentuale che occupa nell’ambito dell’intera spesa.
Il grafico evidenzia come presentino maggiore difficoltà i comparti di consumo che includono categorie non strettamente necessarie, quali trasporti e comunicazioni, vestiario, arredamento e altri beni e servizi, voce quest’ultima comprensiva delle spese per vacanze, in netta riduzione.
Meglio della media si situano i comparti relativi all’alimentazione (dato che segnala un progressivo maggiore orientamento al consumo primario), alla salute e al tempo libero in città, mentre restano difficili da comprimere le spese relative alla casa e alle utenze domestiche. La situazione più critica si riscontra per le spese relative all’istruzione, che registrano per il secondo anno consecutivo decrementi superiori al 30%.

I consumi e la crisi
Un dato inedito e particolarmente interessante proviene dall’analisi della percezione della crisi. Alle domande “Quanto è variato il vostro reddito durante la crisi? Quanto è variata la capacità e la disponibilità di spesa?” le famiglie intervistate hanno fornito queste risposte: ben il 36% delle famiglie dichiara di aver subito una variazione del reddito, ma oltre il 76% delle famiglie lamenta una diminuzione della capacità di spesa, spesso anche a fronte di un reddito invariato. Solo il 2% dichiara di aver avuto un aumento di reddito, che però solo per l’1% si trasforma in aumentata capacità di spesa.
 A fronte della domanda “ritiene che la crisi economica dell’ultimo periodo abbia influito sui livelli di consumo della sua famiglia?”, il 19% delle famiglie intervistate ha risposto “molto”, il 59% “abbastanza”, il 16% “poco” e il 3% “nulla”. Di fronte ad una domanda specifica circa specifici generi di consumo gli intervistati riferiscono che le rinunce proporzionalmente più elevate riguardano i mezzi di trasporto (60%), i prodotti tecnologici (33%), gli elettrodomestici (33%), il ristorante e la pizzeria (31% e 26% rispettivamente) e i locali di spettacolo (28%).
 
Le abitudini di consumo
Ogni anno l’indagine analizza alcuni particolari comportamenti di consumo, che, nell’ultimo anno e mezzo, appaiono particolarmente colpiti dalla congiuntura economica:
- l’equo e solidale: dopo due anni di crescita, si è arrivati nel 2008 al 37% delle famiglie che dichiarano per lo più saltuariamente questo genere di acquisto; nel 2009 la percentuale si è ridotta al 26% e nel primo semestre 2010 al 16%.
- acquisto di generi biologici: dopo due anni di crescita, nel 2008 interessava almeno saltuariamente il 63% delle famiglie; la percentuale si è ridotta al 50% nel 2009 e al 48% nel primo semestre 2010.
- acquisto on line: rispetto al 14% del 2008, la percentuale si è attestata a al 13% nel 2009 e al 4% nel primo semestre 2010.
- acquisto rateale: è una tipologia di acquisto che si diffonde progressivamente, anche se utilizzata prevalentemente in modo saltuario. Nel 2006 la utilizzava il 12% delle famiglie, nel 2009 il 17%, nei primi mesi 2010 il 19%. Le rate si scelgono per necessità: secondo le dichiarazioni delle famiglie rispondenti, questo avveniva nel 65-70% dei casi negli anni 2007-2008, mentre nel 2009 la percentuale arriva all’80% e nei primi mesi 2010 raggiunge quasi la totalità dei casi.
- pasto fuori casa: l’abitudine almeno mensile al pasto fuori casa si è sviluppata negli anni precedenti alla crisi, dal 42% delle famiglie nel 2006, al 63% delle famiglie nel 2008. Fin dall’inizio del 2009 si avverte una tendenza opposta: 53% delle famiglie nel 1° semestre 2009, 40% delle famiglie nel 1° semestre 2010.

Confronto tra Torino e Milano per comparti di consumo
In base ai dati resi disponibili dalla Camera di commercio di Milano, complessivamente la spesa di Milano nel 2009 (2748 euro) è stata più elevata di quella di Torino di 255 euro (+10%), soprattutto nel comparto alimentare: 404 euro a Milano contro i 323 di Torino (+25%); per il comparto non alimentare la spesa media è di 2.344 euro a Milano contro i 2.169 di Torino (+ 8%). Milano privilegia, rispetto a Torino, le quote di spesa per servizi sanitari, istruzione, tabacco, abitazione e generi alimentari. Torino ha invece quote di spesa superiori per utenze domestiche, arredi, ricreazione, trasporti, comunicazioni e vestiario.
Si nota come a Torino si riescano meglio a contenere le spese per la casa (soprattutto affitto reale o figurativo), dedicandovi una quota del 28% contro il 35% di Milano. Un parziale compenso viene a Torino da una maggiore incidenza delle utenze domestiche e, in misura minore, degli arredi. Rispetto alle famiglie torinesi quelle di Milano spendono proporzionalmente di più nel comparto alimentare e in spese sanitarie.
Per i consumi alimentari, più nello specifico, si nota come le famiglie torinesi destinino una quota maggiore rispetto a quelle milanesi per pane e cereali e, in minor misura, per verdura e dolci.  Milano destina una quota maggiore di Torino alle bevande alcoliche, ai latticini e, in minor misura a olio, grassi e pesce.