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Isfol: il 5% di giovani 14-17 anni fuori da percorsi di formazione
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tiene costantemente aggiornato un osservatorio sui giovani e sui loro percorsi di formazione avvalendosi della collaborazione dell’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che effettua materialmente l’indagine. Tale osservatorio si esplica in un bollettino, ossia il ”Rapporto di Monitoraggio del diritto-dovere”, che viene periodicamente pubblicato a cura dello stesso Ministero e restituisce uno spaccato puntuale delle scelte e dell’impegno che i ragazzi in età scolare mettono nei loro studi dopo il termine dell’istruzione obbligatoria.
Se, come è ovvio e naturale che sia, la maggior parte dei ragazzi sta svolgendo i propri studi di scuola media superiore, c’è una parte di ragazzi che – terminata la scuola dell’obbligo – escono fuori dai percorsi di istruzione e formazione. Nel Rapporto dell’Isfol questi ragazzi vengono definiti “i dispersi” e rappresentano in totale circa il 5% della popolazione tra i 14 e i 17 anni, circa 117mila ragazzi; la buona notizia è che il loro numero è in leggero anche se costante calo. Merito, probabilmente, anche dei percorsi triennali i formazione e istruzione, ossia gli IFP.
Questi percorsi hanno permesso il recupero di ragazzi in condizioni disagiate o difficili o a rischio, sostenendoli, formandoli e insegnando loro una professione; grazie a queste iniziative si è anche, lateralmente, contenuto il bullismo e i reati da strada.
Un altro aspetto monitorato nell’indagine dell’Isfol è quello poi dell’abbandono scolastico, che non avviene in maniera omogenea lungo il nostro Paese. All’interno dei 117 mila giovani “dispersi”, infatti, circa 71 mila sono residenti nelle regioni del sud e sulle isole. La zona d’Italia più “virtuosa”? Sembra il nord est, dove la percentuale di abbandoni è solo – e fortunatamente – dell’1,7% mentre già nel nord ovest sale al 4,5%.
Fonte: Formazioneblog.it












