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Agropirateria, trend in continua crescita
Data di aggiornamento: 30-11-2010
“L’agropirateria, ovvero la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani nel mondo, vale oltre 60 miliardi di euro e manifesta un trend in continua crescita che schiaccia i poco più di 19 miliardi di euro di esportazioni italiane”. E’ quanto ha affermato Lorenzo Bazzana, capo dell’area economica Coldiretti, in occasione del Convegno di Savona “Vero e falso: i problemi della contraffazione”.
“Anche in casa nostra – ha proseguito Bazzana - si trovano prodotti la cui provenienza viene manomessa: arance spagnole naturalizzate siciliane, maiale olandese spacciato per porceddu sardo, olio tunisino travestito da taggiasco, concentrato di pomodoro cinese venduto come pummarola e via discorrendo”.
“L’immagine dell’Italia e dei prodotti italiani nel mondo è vincente – ha spiegato -, ma è troppo frequentemente utilizzata da industrie, commercianti, ristoratori, che nulla hanno a che vedere con il nostro Paese. Il fenomeno dell’agropirateria si manifesta con la contraffazione agroalimentare utilizzando prodotti delle più diverse provenienze che vengono spacciati per italiani utilizzando nomi (parmesan, toscana, daniele, cambozola, pecorino, romolo, ecc.), termini (tipico, tradizionale, eccetera), segni (il tricolore, la lupa, il colosseo, eccetera) che richiamano il Bel Paese”.
“Tutto questo – ha sottolineato Bazzana - non solo rovina la nostra immagine, stante la scarsa qualità dei falsi, ma sottrae spazio di mercato ai veri prodotti italiani, per un valore complessivo stimato oggi in 60 miliardi di euro, ma che, nel giro di pochi anni, continuando il trend attualmente in corso, potrebbe superare l’intero fatturato dell’industria agroalimentare italiana, ovvero oltre 120 miliardi di euro”.
“Purtroppo troppo spesso – ha proseguito - il legislatore comunitario permette l’utilizzo di etichette ingannevoli che non portano a conoscenza compiuta del consumatore né le caratteristiche di ciò che acquista né l’origine dei prodotti. Non solo, spesso le legittime azioni italiane per una giusta trasparenza sono ostacolate in sede comunitaria sulla base di discutibili interpretazioni del principio di libera circolazione delle merci”.
“E’ per questi motivi che bisogna insistere, sia a livello comunitario che a livello globale, perché ci sia un sistema di tutela della proprietà intellettuale rappresentata dai prodotti legati al territorio ed un sistema di etichettatura trasparente. Dare informazioni e consapevolezza al consumatore, questa è la strada che deve trovare uniti tutti i soggetti che credono in un modo corretto di fare impresa, perché le scelte siano consapevoli e chi acquista un prodotto lo faccia perché frutto di una scelta e non perché risultato di un inganno”.
Fonte: www.ivg.it












