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Etichettatura agrolimentare, in regola solo 4 banchi su 10

Data di aggiornamento: 10-01-2011
Parola chiave dello scenario agroalimentare e da cinque anni diventata legge (Regolamento CE N. 178/2002), la tracciabilità è legata a un processo di trasparenza della filiera produttiva e distributiva legata anche a nuovi parametri di tipo igienico e sanitario.

L'etichetta apposta sui prodotti rappresenta il front end di tutto il sistema agroalimentare e l'ultimo step del percorso informativo, da monte a valle della filiera.

Gli esperti confermano che i sistemi di tracciabilità aperti al consumatore sono degli efficaci strumenti di marketing e di fidelizzazione, poiché forniscono risposte al fabbisogno di sicurezza e trasparenza richiesto dall’acquirente e permettono di differenziare qualitativamente la propria merce. Ma il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) sta registrando diverse anomalie.

Nell'ultimo Rapporto sull'etichettatura di ortofrutta e prodotti ittici nei mercati rionali 2010, infatti, è emerso che sono sempre meno i venditori nei mercati rionali d’Italia che rispettano le normative in materia.

L’indagine è stata svolta con la collaborazione delle sedi locali di Mdc che hanno controllato nel mese di novembre circa 450 banchi in otto regioni d’Italia: Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche e Toscana.

“La situazione quest’anno è particolarmente allarmante – ha spiegato Silvia Biasotto, responsabile del Dipartimento Sicurezza Alimentare di Mdc - essenzialmente perché i risultati di rispetto delle norme in materia di etichettatura nei mercati rionali non fanno altro che peggiorare. Eppure, visto che sono anni che l’obbligatorietà in etichetta di importanti informazioni (come l’origine) è in vigore da anni per questi due comparti, ci dovremmo aspettare un miglioramento. Come abbiamo più volte ribadito, non si può definire una vittoria l’obbligo per legge di indicare la provenienza di un cibo se poi non si rispetta”.

L’informazione più presente in etichetta è il prezzo (83% per l’ortofrutta e 80% per il pesce), mentre l’anonimato regna per quanto riguarda l’origine dei prodotti: solo 4 banchi su 10 indicano la provenienza di frutta, verdura e pesce. Scarsa anche la diffusione della categoria per l’ortofrutta (28%) e del metodo di produzione per i prodotti ittici (43%).

Nel caso dell’ortofrutta solo il 26% dei banchi monitorati rispetta la legge (l’8% in meno rispetto all’anno precedente). Mentre per i prodotti ittici la percentuale di legalità è pari al 34%, tre punti in meno rispetto al 2009.

Dal punto di vista geografico le migliori perfomance si sono avute per la Lombardia nel comparto ortofrutticolo e per la Liguria nel settore dei prodotti ittici. Per entrambi i comparti la maglia nera va invece alla Calabria, dove nessuno dei banchi visitati è in regola per il settore ittico e solo l’1% per quello ortofrutticolo.

Fonte: RFID Italia