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Agroalimentare, vino: le ricette Cia per rilanciare i consumi interni
Data di aggiornamento: 02-02-2011
Il vino rappresenta uno dei principali pilastri dell’agroalimentare “Made in Italy” con una produzione di oltre 45 milioni di ettolitri all’anno e un fatturato totale che si avvicina ai 13 miliardi di euro. Ma a fronte dei successi sul fronte dell’export (+10% nel 2010) il settore vitivinicolo sconta una drastica diminuzione dei consumi interni, con un trend negativo in atto ormai da 15 anni. Dal 1995 al 2009 il consumo pro capite di vino è passato infatti da 55 a 43 litri, perdendo per strada ben 12 litri.
Non è colpa però solo della crisi. Per rilanciare il settore del vino nel mercato interno - rileva la Confederazione Italiana Agricoltori - occorre superare l’eccessiva frammentazione della filiera, la scarsa vocazione all’interprofessionalità e la competitività esasperata che spesso penalizza i piccoli produttori rispetto ai grandi.
Bisogna evitare, quindi, di muoversi in ordine sparso: per vincere occorre un’azione sinergica comune, una strategia ad hoc più moderna e soprattutto unitaria.
E la colpa sta anche nella facile “criminalizzazione” del prodotto, che ha portato spesso a confondere il consumo di vino (che, se bevuto con moderazione e regolarmente, fa bene alla salute, come confermano recenti studi scientifici) con l’abuso di alcool.
Inoltre - conclude la Cia - serve sostenere i vitivinicoltori alle prese con i prezzi delle uve in caduta verticale e con costi in costante crescita consentendo una maggiore semplificazione e una riduzione del carico burocratico.
È necessario correggere il malfunzionamento del mercato interno, promuovendo al contrario iniziative di filiera sulla base di “governance” diffuse, favorendo una maggiore aggregazione tra le imprese del comparto e soprattutto stringendo relazioni più strette con la Gdo-Grande Distribuzione Organizzata, che ormai detiene oltre il 50% della commercializzazione di vino in Italia.
Fonte: AGI












