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Agroalimentare, le Pmi contrarie alla legge sull’etichettatura

Data di aggiornamento: 02-02-2011
La piccola e media industria alimentare rappresentata da Unionalimentari-Confapi, spiega una nota, è “a favore di qualsiasi iniziativa che possa promuovere il Made in Italy agroalimentare d’eccellenza e la tutela del consumatore”.

Tuttavia, considerando queste due finalità, Unionalimentari ritiene che “la legge che impone a livello nazionale l’indicazione in etichetta dell’origine delle materie prime utilizzate, presenti numerose lacune: innanzitutto rischia di aggravare l’industria alimentare italiana con costi e minore competitività rispetto ai competitors esteri; inoltre può creare fraintendimenti nei consumatori e a venire meno sono proprio la sicurezza e la ricerca della qualità che la norma si è posta come obiettivo da raggiungere”.

Il punto è che gli obblighi previsti dalla legge - continua l’Associazione di categoria – valgono “solo per le imprese nazionali e non per tutti i prodotti commercializzati in Italia. Questo comporta che le altre aziende comunitarie sono libere di commercializzare gli stessi prodotti senza alcuna precisazione in merito all’origine/provenienza”, mentre la legge nazionale “impone d’indicare il luogo di origine o le provenienze nei prodotti trasformati per la materia prima agricola prevalente e sanziona duramente i produttori che non si uniformano a tale obbligo”.

Questo implica, per Unionalimentari, che “l’Italia sembra ostinata verso un percorso solitario, non prendendo in considerazione il dibattito ancora attuale presso il Parlamento Europeo circa il nuovo regolamento sull’etichettatura dei prodotti, che sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi comunitari ove attualmente è previsto l’obbligo d’indicare l’origine o la provenienza solo qualora l’omissione possa indurre in errore l’acquirente circa l’origine o la provenienza”.

Le Pmi alimentari hanno interesse che venga promossa l’eccellenza agroalimentare italiana - conclude Unionalimentari - e per questo “rimane convinta che la vera strada per promuoverla e per tutelare il consumatore sia la corretta applicazione dell’autocontrollo basato sui principi HACCP, che le stesse imprese agroalimentari quotidianamente effettuano sui loro prodotti, e l’attività di sorveglianza e controllo svolta sui prodotti in Italia ed in ingresso alle frontiere dalle Autorità pubbliche competenti (NAS, ASL, Ispettorato per il Controllo della Qualità, Istituto Superiore di Sanità, Corpo Forestale, Guardia di Finanza)”.

Fonte: AGI