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Gli europei vogliono una politica energetica coordinata e solidale

Data di aggiornamento: 16-02-2011
Un’Europa davvero unita – nei fatti e non solo a parole – anche sul terreno dell’energia. Sembra essere questa una delle priorità assolute per i cittadini europei, interpellati nelle scorse settimane dalla periodica indagine statistica Eurobarometer. Due le parole chiave segnalate con maggiore insistenza: coordinazione e solidarietà.

Chi può proteggerci da una crisi improvvisa delle forniture, simile a quella del 2009 nel settore gas? A questa prima domanda otto europei su dieci hanno risposto invocando una maggiore solidarietà tra gli Stati membri.

Sei su dieci si sono detti d’accordo sul fatto che la stessa Unione europea dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento più stretto e responsabile, a difesa dei singoli Stati. Interessante anche rilevare come il 77% del campione interpellato abbia detto che fornire assistenza in caso di difficoltà è un vantaggio non solo per chi la riceve, ma anche per chi la fornisce.

A parole – appunto - il trionfo dell’idea di un’Europa costituita da nazioni pronte al mutuo soccorso e disposte a sorreggersi al minimo inciampo.

Chiaramente si tratta di valori medi e aggregati, con profonde differenze tra Stato e Stato. Lussemburgo, Ungheria e Cipro, ad esempio, forniscono un quasi plebiscito a favore del coordinamento europeo, mentre circa la metà degli Austriaci e dei Britannici boccia questa opzione. Svedesi e Danesi credono incondizionatamente nell’efficacia della solidarietà tra Stati (con percentuali di risposta prossime al 90%). Slovenia, Inghilterra e Malta sono, invece, i più diffidenti.

Fonte: Nuova Energia