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Tutela consumatore, prezzi alimentari triplicano da negozio ad altro

Data di aggiornamento: 09-03-2011
Il prezzo della stessa marca e confezione di spaghetti arriva a triplicare da un negozio all’altro. Quello della Nutella, di yogurt e birra del tutto identici quasi raddoppiano, mentre la stessa confezione di latte cresce del +50%.

È quanto emerge da uno studio relativo al 2010 sulla dispersione dei prezzi al consumo realizzato da Giovanni Anania e Rosanna Nisticò e pubblicato in un working paper del Gruppo 2013 promosso dalla Coldiretti. I risultati dello studio - sottolinea la Coldiretti - sottolineano l’importanza della scelta dei punti vendita nel momento di fare la spesa alimentare che è la principale voce del bilancio familiare per gli italiani, dopo l’abitazione.

La rilevazione dei prezzi di 14 prodotti alimentari di marca in commercio nel 2010 in differenti punti vendita evidenzia infatti - riferisce la Coldiretti - una forte variabilità, con il prezzo massimo che è pari a circa il doppio di quello minimo per ben sette delle referenze analizzate e arriva a triplicare nel caso degli spaghetti.

In altre parole - precisa la Coldiretti - si può arrivare a dimezzare la spesa senza rinunciare alla qualità o alle proprie preferenze specifiche facendo una scelta oculata dei punti vendita, anche se questo comporta in realtà disponibilità di tempo e una buona dose di tenacia.

A differenza di quello che ci si potrebbe aspettare, solo per 8 dei 14 prodotti considerati dall’analisi il prezzo più basso è stato osservato nei supermercati, dove peraltro per due referenze è stato rilevato il prezzo più alto.

Ad essere importante nella fissazione del prezzo è anche la collocazione del negozio in piccoli o in grandi centri urbani. I prezzi medi nell’area urbana non sono sistematicamente più bassi di quelli dei centri più piccoli e delle aree rurali, ma al contrario per 11 dei 14 prodotti il prezzo medio è più alto nell’area urbana. Questo suggerisce che la più grande densità di fornitori nell’area urbana non si traduce in un’accresciuta concorrenza di prezzo tra i venditori e in più bassi prezzi per i consumatori.

In particolare, la forte variabilità dei prezzi conferma - sostiene la Coldiretti - l’esistenza di ampi margini da recuperare nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola dove inefficienze e distorsioni lungo la filiera danneggiano imprese agricole e consumatori.

La possibilità di risparmiare è importante per le famiglie italiane per le quali la spesa alimentare con il 19% è la principale voce dei consumi. La spesa media mensile delle famiglie per l’acquisto di prodotti alimentari - conclude la Coldiretti - ammonta a 461 euro, ma evidenzia significative differenze territoriali con valori più elevati nel Centro Italia dove è pari a 480 euro, mentre è più bassa al Sud dove si spendono 463 euro e ancora di più al Nord con 455 euro mensili a famiglia.

Fonte: Coldiretti