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Profondo rosso per la bilancia commerciale italiana nel 2010

Data di aggiornamento: 09-03-2011
L’anno scorso si è chiuso con un deficit commerciale di -27,3 miliardi, la cifra più alta mai registrata in termini nominali a prezzi correnti. Si tratta di un netto peggioramento rispetto ai -5,9 miliardi del 2009.

Lo rende noto l’Istat precisando che nel solo mese di dicembre il disavanzo è stato pari a -2,7 miliardi, mentre era stato di -138 milioni a dicembre 2009. Nel 2010 le esportazioni sono aumentate del +15,7%, con una dinamica più vivace verso i Paesi extra Ue. Le importazioni registrano per contro un aumento superiore, pari al +22,6%.

L’aumento del deficit complessivo è dovuto soprattutto al disavanzo registrato nel comparto energetico, che ha registrato nel gennaio di quest’anno un saldo negativo per -5,6 miliardi di euro (erano -3,8 miliardi nel gennaio dell’anno scorso), contribuendo per il 75% all’incremento del deficit complessivo.

Il saldo negativo della bilancia commerciale riguarda comunque anche l’interscambio di prodotti non energetici, il cui valore è passato dai +456 milioni di euro di gennaio 2010 a -169 milioni di gennaio 2011.

Secondo Fabrizio Onida, docente di Economia internazionale presso l’Università Bocconi di Milano, “la tendenza complessiva vede le importazioni crescere molto di più delle esportazioni. Se ci concentriamo unicamente sui beni intermedi, vediamo infatti che le importazioni anno su anno crescono a velocità più che doppia (+73%) rispetto alle esportazioni (+31%). Questo è dovuto al fatto che il nostro sistema economico sì esporta, ma principalmente trasforma. E quindi l’importazione di prodotti intermedi (componenti, manufatti semilavorati) cresce a velocità molto alta”.

Riguardo ai mercati di sbocco, quelli dove l’export italiano è risultato più dinamico sono Stati Uniti (+64,9%), Mercosur (Brasile, Paraguay, Uruguay e Argentina, +62,5%), Turchia (+45,5%) e Russia (+45,2%), mentre più contenuta è stata la crescita verso i Paesi Asean (Sudest asiatico) ed Eda (economie dinamiche dell’Asia, che comprende Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Malaysia e Thailandia).

Gli scenari futuri, nota l’Istat, porteranno probabilmente dei cambiamenti nella struttura geografica delle esportazioni e degli investimenti all’estero che continueranno a diminuire nei Paesi avanzati e a crescere nelle economie emerse tra cui i Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), la Corea del Sud, la Turchia e la Polonia. Le prospettive migliori per il made in Italy più tradizionale riguarderanno questi mercati.

In questo scenario è importante spingere gli investimenti nelle piattaforme logistico-industriali, piuttosto che in progetti aggregati tra più imprese, sia perché diventano nuovi poli di attrazione per ulteriori investimenti diretti ad aziende italiane sia perché costituiscono un riferimento sui mercati esteri locali.

Fonte: Professione Finanza - Il Sole 24 Ore