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Export agroalimentare, stop al falso grana in Cina

Data di aggiornamento: 25-03-2011
Dopo il boom delle esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano in Cina nel 2010 (+162%), un’altra buona notizia è quella del superamento degli ostacoli al riconoscimento da parte della Cina dei primi due prodotti di alta qualità italiani come il Prosciutto di Parma ed il Grana Padano.

È quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’annuncio dalla Cina del Commissario europeo all'Agricoltura, Dacian Ciolos, dell’avvio di un rapido processo di registrazione di dieci prodotti Dop e Igp europei.

Il risultato è stato ottenuto nell’ambito di un accordo di reciprocità che ha già portato l’Unione Europea nel novembre scorso a proteggere dalle imitazioni - attraverso l’iscrizione nel registro degli alimenti a indicazione geografica protetta (Igp) - la pasta alimentare “Longkou Fen”, la prima pasta “Doc” Made in China nota anche con il nome di vermicelli cinesi (cellophane noodles), ottenuta - spiega la Coldiretti - con amido secco ricavato da fagiolini verdi e piselli dalla forma di sottili vermicelli di spessore uniforme, morbidi ed elastici, che non si incollano e dal colore bianchi translucido.

Dopo il superamento dei vincoli all’esportazione, la protezione accordata dalla Cina apre nuove ed importanti prospettive a due prodotti che hanno fatto segnare risultati estremamente positivi all’estero. Il 2010 - rileva la Coldiretti - è stato un anno record per l’export del Prosciutto di Parma, che ha registrato un incremento del +9,5% ottenendo il miglior risultato di sempre, ma soprattutto per il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano, con l’export che è cresciuto del +26% in valore.

Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano – ricorda la Coldiretti - sono le più copiate nel mondo con il “Parmesan” diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone; ma in vendita c'è anche il “Parmesão” in Brasile, il “Regianito” in Argentina, il “Reggiano” e il “Parmesano” in tutto il Sud America, ma anche il “Parmesello” in Belgio o il “Parmezan” in Romania.

L’accordo è importante per evitare il rischio reale che si radichi in Paesi nuovi consumatori come la Cina un falso Made in Italy che - conclude la Coldiretti - toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Fonte: Coldiretti