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Mucca pazza ha fatto bene a carne di qualità: l’esperienza toscana
Data di aggiornamento: 25-03-2011
La Coldiretti ha fatto recentemente il punto sulle conseguenze per la tavola degli italiani, della Bse (encefalopatia spongiforme bovina), più nota come “mucca pazza”, a dieci anni dalla drammatica emergenza sulla sicurezza alimentare che ha interessato anche il nostro Paese. Al convegno romano “Mucca pazza 10 anni dopo” sono stati presentati i risultati del primo studio sui cambiamenti nel piatto degli italiani nel post emergenza, e dai commenti del Presidente regionale di Coldiretti Tulio Marcelli gli effetti in Toscana di quel periodo di limitazione sono stati, paradossalmente, tutt’altro che negativi.
Le produzioni di qualità e la tracciabilità delle filiere, in particolare nel settore agroalimentare, pagano anche in momenti particolarmente sfavorevoli per il consumo di determinati alimenti come fu appunto il periodo di emergenza per la Bse, quando in tutto il mondo si registrò un calo spaventoso delle vendite di carne bovina.
“In Toscana la mucca pazza ha avuto effetti positivi ed immediati - ha sottolineato Roberto Nocentini, Presidente regionale Allevatori e Presidente della Cooperativa agricola Firenzuola - le vendite di carne sono raddoppiate grazie alla tracciabilità della filiera. Il consumatore si è fidato delle carni toscane e dei produttori toscani, e le ha premiate a differenza di altre tipologie di carne che invece hanno subito pesanti contraccolpi. Sulle produzioni di carne locali toscane si sono subito visti gli effetti con un raddoppio delle vendite, un trend che stiamo tenendo tutt’oggi. La tracciabilità garantisce la sicurezza alimentare e chi consuma”.
“È arrivato il momento – ha chiosato Tulio Marcelli - che gli allevatori toscani tornino protagonisti del mercato, riconquistando un ruolo centrale e determinante anche in prospettiva delle scelte politico ed economiche della regione. Attraverso la cooperazione e il modello consortile, come stanno dimostrando diversi esempi in Toscana, e penso alla Cooperativa dei produttori senesi e alla stessa cooperativa di Firenzuola per citarne alcuni, gli allevatori hanno la reale possibilità di acquisire, tutti insieme, una maggiore forza contrattuale nei confronti dei canali di commercializzazione. Ricordare un capitolo della storia agricola come la mucca pazza significa dare valore agli allevatori toscani”.
Fonte: www.greenreport.it












