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Innovazione sostenibile, un “must” per aziende e consumatori

Data di aggiornamento: 25-03-2011
“Lo sviluppo sostenibile non è un imperativo ma una necessità, perché sta diventando un requisito per accedere ai mercati”.

Lo ha detto Marcello Somma, ingegnere e Direttore dello sviluppo sostenibile in Fater. Dietro questa ditta - dal 1992 joint-venture paritetica fra il Gruppo Angelini e Procter&Gamble - si nascondono marchi presenti in due case italiane su tre: Pampers e Lines, solo per citare i più noti.

Si tratta di beni di consumo non di rado associati all’inquinamento (si pensi ai rifiuti prodotti dai pannolini per bambini); eppure Fater, già da parecchio tempo, ha imboccato la strada della sostenibilità, a partire dai prodotti fino al benessere dei dipendenti, sforzo che nel 2009 le ha fruttato il primo posto nella classifica “Great place to work” relativa all’Italia.

“Fater ha una grande attenzione alla sostenibilità da sempre”, dice Somma in un’intervista a “Il Sole 24 Ore”. Per Somma non solo la sostenibilità è cosa giusta, ma bisogna farla perché conviene. A tutti: alle imprese, ai consumatori, all’ambiente e all’economia. Specie quando – come nel caso di Somma, che dirige i progetti a più alto contenuto tecnologico - si coniuga con l’innovazione.

“Oggi la sostenibilità – spiega Somma - è ancora associata al concetto di compromesso. Nel mercato di nostro riferimento, quello del largo consumo, è facile trovare a scaffale prodotti che si definiscono (e magari lo sono) verdi ma che costano di più di quelli non green. Oppure prodotti verdi che costano come quelli non verdi ma performano meno. C’è insomma una scelta che il consumatore deve compiere tra performance/sostenibilità/costo. La sostenibilità attraverso l’innovazione è ciò che rende possibile eliminare questi «trade-off» (situazione che impone un compromesso fra due obiettivi in conflitto tra loro, N.d.R.)”.

“E poi la sostenibilità – continua Somma - significa risparmio: per esempio, attraverso i progetti di innovazione energetica, negli ultimi quattro anni abbiamo ridotto il consumo dell’energia del -9,8% e del metano del -45%. Oltre ad emettere meno CO2, abbiamo evidentemente ridotto i costi”.

Un altro esempio: “Negli ultimi 20 anni il peso dei pannolini Pampers è diminuito del -45%, con una riduzione di un impatto di vita pressoché equivalente. Le dimensioni del packaging parallelamente si sono ridotte del -68%. Mentre facevamo questo abbiamo ridotto i costi, migliorato la performance e il livello di soddisfazione dei nostri consumatori”.

Fonte: Il Sole 24 Ore