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Internazionalizzazione, è in Cina il futuro delle Pmi italiane
“Ho trovato una Cina straordinariamente cambiata negli ultimi 15-18 mesi. Un paese non più solo export oriented, che in maniera orgogliosa è determinato a cogliere la sua occasione di cambiamento, anche collaborando con il resto del mondo: lo sviluppo del grande mercato locale”.
Paolo Zegna, Vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione, reduce dalla recente missione di sistema nelle terre del Celeste Impero, non ha dubbi: nonostante i grandi numeri e le difficoltà di un mercato lontano, è qui il futuro delle Pmi italiane, perché è qui il mercato dei beni strumentali come di quelli di consumo.
“Le imprese cinesi – afferma Zegna - hanno raggiunto un notevole miglioramento della qualità dei loro prodotti. Ora cercano partner anche medio-piccoli per accrescere la qualità e posizionarsi ancor meglio sul loro mercato”.
“Oggi – continua Zegna - gli scenari sono completamente diversi. Il cavallo a cui davano da bere non ha più sete essendosi ridotto il loro export verso Usa, Ue e Giappone. Il governo di Pechino così punta sui consumi domestici, in crescita esponenziale anche per l'aumento del costo medio dei salari. È questo il cambiamento da cavalcare. Oggi si deve andare lì perché è un grande mercato. La Cina a lungo è stata un incubo competitivo e una realtà vittima di troppi stereotipi. Così scontiamo ancora un notevole ritardo quanto a presenza delle nostre imprese”.
Nel 2009 sul fronte dell'export con il +3,7% registrato verso la Cina abbiamo fatto meglio dei nostri concorrenti, Germania compresa. Ma nel gigante asiatico l’Italia è effettivamente presente ancora in maniera poco radicata, con solo 2mila imprese.
“Le nostre vendite in Cina - sottolinea Zegna - sono solo il 2% del totale dell'export italiano. Ma oggi la Repubblica popolare vanta il 12% del Pil mondiale. Lo spazio d'azione e di crescita c'è tutto: è un potenziale da cogliere al più presto. 800mila cinesi sono milionari e tra breve le famiglie abbienti saranno superiori alla somma di quelle di Usa ed Europa”.
L’imperativo per le Pmi italiane, conclude Zegna, è uno solo: “Aprirsi. Andare a vedere. Analizzare la realtà con un'apertura mentale che va ben oltre quanto si è fatto finora. E se una Pmi è troppo piccola, cresca. Ci sono le reti d'impresa anche senza perdere la propria autonomia. Occorre buttarsi, studiare come aumentare la propria massa muscolare. E questo può avvenire con il vicino, o con un cinese in Cina e, perché no, con un'impresa cinese in Italia”.
Fonte: Il Sole 24 Ore












